martedì 31 ottobre 2017

Il sole d'inverno... Per una zucca da fiaba

Il sole d'inverno... 

Per una zucca da fiaba


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Era allegra, all'inizio. Le bastava poco: una bella giornata di sole, il vento che le solleticava il naso, sentire la vita.
A poco a poco, però, il buon umore se ne era andato, senza tornare più .Crescendo, guardandosi intorno, ascoltando il vociare che spesso arrivava fin lì, dove abitava da sempre,ecco che l'allegra spensieratezza che all'inizio l'aveva accompagnata, facendole apprezzare ogni momento della sua infanzia,non esisteva più.
Era una zucca.
Anzi: era "solo" una zucca.
"Testa di zucca!", "Zuccone", "Non vali una zucca!", erano frasi che aveva presto sentito,ma solo nel tempo imparato a comprendere.
Essere una zucca equivaleva ad essere zero.
Uno zero assoluto, come quello che prendevano gli scolari della scuola vicina quando venivano chiamati con il suo nome...
Ma la sconfitta più grande al suo amor proprio l'aveva inflitta  una specie di proverbio, una cantilena che aveva sentito una volta ripetere durante il salto alla corda di alcune bambinette :
"Cucuzza tu sì maliditta,
nun servi né pi 'nsalata né fritta;
mistura mitticcinni na bisazza,
conzala comu voi,sempre cucuzza".
Da quel giorno, niente la rallegrava più, neanche il bel sole siciliano.
Sì, perché, colmo della sventura,era perfino una zucca nata in Sicilia!
E sapeva bene, adesso,che,non avendo neanche la fortuna di esser nata in quella regione dove ti usano per un piatto regale,il"tortello"le pareva di ricordare si chiamasse,al massimo sarebbe finita fritta, sulla pasta...
Le sue sorelle, che intorno a lei erano cresciute belle tonde e panciute, avevano già fatto quella fine,ma lei era rimasta ancora, troppo piccola per essere attraente, anche per un misero piatto di pasta.
Se ne stava lì, sonnecchiando in una tiepida giornata autunnale, quando d'improvviso due mani ruvide la strapparono alla terra nera che l'aveva nutrita fino ad allora,portandola via.
Si vedeva già mangiata di malavoglia,dopo le sue numerose sorelle, fritta in padella o cotta in agrodolce, ma sempre poco apprezzata...
Ma ,invece,quelle mani ruvide la stavano infilando non capiva bene dove, fra un maglione di lana e dei calzini rossi.
 Aveva paura.
La portarono via : per giorni non vide più la luce, quel sole accecante che pure le aveva fatto compagnia,sentiva solo scossoni, rumori, a volte silenzio, e di nuovo scossoni, tanti da farla rotolare, per quanto poco potesse, visto gli spazi ridotti... Era esausta.
Finalmente, dopo un tempo interminabile,sembrò che tutto si calmasse. 
Adesso le arrivavano solo rumori ovattati, che non riusciva a distinguere.
 Infine, voci familiari.
 Cominciava a capire:era la voce di compare Turiddu, il contadino che, dopo averla piantata dietro casa, era partito per la Germania, in cerca di lavoro. La moglie, donna Rosina, gliela aveva mandata in dono, nella valigia di cartone di un compaesano, unico dono possibile per gente che si spezzava la schiena ogni giorno sui campi.
Finalmente avrebbe rivisto la luce.
E invece? 
Buio!
Buio assoluto e un freddo da lupi! 
 Tutto intorno, come una morbida coperta bianca che rendeva i passi di compare Turiddu silenziosi ed inesistenti, quasi.
Ma, sotto il braccio del contadino, adesso , era finalmente felice.
Le piaceva pensare e ripensare alla frase che le aveva detto vedendola e stringendosela al petto:
"Mi purtasti u Suli! U suli da terra mia!"
Ed era felice , quando, nella zuppa di compari Turiddu, quella sera, il sole siciliano ricominciò a splendere.
E non era più inverno.
E non era più"solo" una zucca!

Oggi , per il Calendario del cibo italiano, è la Giornata nazionale della zucca. L'idea è di unire, ad una ricetta con la zucca che sentiamo nostra, un racconto, una favola, una storia che la veda protagonista.
 Ma scritta da noi.
  E' la prima che scrivo una storia, ma è nata da sola,senza difficoltà.
Le difficoltà le ho avute, come al solito, nel trovare il tempo per fare e fotografare un piatto di zucca che mi soddisfacesse...
Finalmente, oggi ho preparato il mio "Sole d'inverno": una crema di zucca,ma arrostita,senza soffritti o aggiunte, con crostini di pane nero e castagne e i suoi semi caramellati.
 Al peperoncino , per compensare la dolcezza eccessiva.
Sicuramente, un bel modo di affrontare i primi freddi, e non solo per compare Turiddu...

Ingredienti

Zucca g 500
Pane nero (io di farina di Tumminia) g 100
Castagne g 200
Zucchero g 50
Rosmarino fresco
Olio evo 
Sale 
Peperoncino
 ( io Scotch Bonnet di Peperita)


Procedimento


Nettare la zucca, affettarla ed arrostirla.
Passarla al minipimer ,eventualmente aiutandosi con poco brodo vegetale, aggiungendo un filo di olio ed aggiustando di sale.
Le castagne andranno intanto incise e cotte sulla griglia, prima di esser private della buccia e caramellate nello zucchero fuso e portato a caramello.
Lo stesso si farà con i semi della zucca, sciacquati, asciugati, tostati e poi passati nel caramello e posti su carta da forno.
Tagliare in cubetti e tostare in forno il pane nero.
Al momento del servizio, servire la crema di zucca bollente, volendo in una ciotola di pane tostata, come ho fatto io, con i crostini, qualche castagna e seme di zucca caramellato, un filo di olio buono ( io all'aglio, ottenuto portando a 60 gradi  un bicchiere di  olio con un paio di spicchi di aglio e lasciando in infusione il tutto per un pio d'ore, prima di filtrare).
Completare con un bel pizzico di peperoncino in polvere e un rametto di rosmarino.