domenica 23 luglio 2017

Le aguglie: un pesce dimenticato

Un pesce dimenticato: le aguglie
















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Per adesso ho a casa i nipotini: Lorenzo , di sei mesi, e Stella Lu, di due anni e mezzo. Si da il caso che Stella Lu vada matta per il pesce, e mio padre, ex pescatore dilettante,non glielo fa mancare.
Il Nonno Ciccio, ormai non va più a pescare, come invece faceva ogni estate, fino qualche anno fa, e con risultati più che lusinghieri...
Adesso va a comprare il pesce dal suo pescivendolo di fiducia, e non ne compra se non è "vivo", come dice lui.
Stamattina se ne è spuntato con una novità: insieme ad un pesce lupo, da fare a brodetto, oltre alle granite e le briosce per la colazione, ha portato un pesce che da tempo non vedevo.
Le aguglie. Quando ero piccola , ricordo che le usava per esca, vive, ma spesso capitava che ne avanzassero ed allora le riportava indietro, ed allora mia madre le friggeva per cena, a Torre Faro.
Mi sono fatta raccontare un poco, oggi,e mi diceva che per pescare le aguglie vive usavano "u nebbu i boi", (il nervo di bue), in pratica un tendine di bovino che i pescatori battevano e sagomavano a mo' di pesciolino. Pare che le aguglie andassero pazze per i pesci rondine, le cosiddette "rondinelle", quei pesci che ogni tanto si vedono saltellare fuor d'acqua, ed allora mio padre, non solo sagomava l'esca, ma addirittura la tingeva, usando per l'estremità che avrebbe dovuto sembrare la testa, un concentrato di tè, e per il dorso un colore difficile da reperire da noi, l'indaco.
 Per attaccare l'esca alla lenza non usava amo, ma un nodo particolare , e l'aguglia rimaneva comunque con il tendine impigliato nel becco corneo e, quindi, poteva esser usata , ancora viva per almeno cinque ore,per la pesca delle ricciole. 
Stavolta le ha comprate per Stella Lu, per unirle al pesce lupo e farne un buon brodetto,ma non ho resistito al desiderio di cucinarne una parte infarinata nella semola e fritta.





A Messina, si mangiano così le sorelle, le costardelle, accompagnandole con la cipolla di Tropea , bagnata nell'aceto rosso. Mia nonna le proponeva anche fredde, sfilettate, e servite con una salsa agrodolce che mio padre sogna ancora, ed ho voluto provare a rifarla, accostandola però alle aguglie.
 Sfortunatamente,nonno Ciccio  le ha portate già pulite, privandomi della possibilità di mostrarvele in tutto il loro splendore, con la curiosa piccola spada che le caratterizza e le accomuna alle costardelle. Queste ultime hanno però un becco più corto e sottile e sono spesso più grosse; inoltre, la lisca delle aguglie è di un caratteristico color verde, dovuto ad un pigmento biliare..

Le mie aguglie erano comunque dolcissime, e non penso lo fossero solo perché intrise di bei ricordi...


Ingredienti


Aguglie g 600
Semola di grano duro g200
Olio di arachidi 1litro
Sale

Procedimento

Dopo aver privato della testa, eviscerandole, le aguglie, passarle sotto l'acqua corrente e asciugarle bene.
Infarinarle con la semola e friggerle in olio profondo, servendole calde e salandole solo poco prima di servire.


Nota. Se volete anche voi provare la salsa agrodolce di nonna Ina, preparate una buona salsa di pomodoro fresco con uno spicchio di aglio tritato, sfumatevi mezzo bicchiere di aceto rosso in cui avrete sciolto dello zucchero ( io di canna) a piacimento vostro, e completate con sale , pepe e abbondanti foglie di menta fresca tritata. Si servirà insieme alle costardelle( io aguglie) fritte e sfilettate e diliscate, fredde.





Con questa ricetta, do il mio contributo al Calendario de lCibo Italiano, per laGiornata nazionale del pesce dimenticato



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